Le emozioni anelano ad essere espresse e ad essere comunicate, a non essere tenute nascoste (…) spezzano il cuore se non sono portate alla luce dal linguaggio delle parole e dal linguaggio del corpo vivente, del volto e degli sguardi, delle lacrime e del sorriso.

Eugenio Borgna

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a uno sviluppo tecnologico senza precedenti nella storia umana, un’evoluzione ad un ritmo esponenziale anziché lineare, che ha trasformato e sta trasformando quasi tutti gli ambiti di vita quotidiana.
Cambia il modo di vedere il mondo, di lavorare, di comportarsi e di apprendere, vengono plasmati i nostri valori, la nostra società e persino le nostre democrazie.
A proposito di ambiti di vita quotidiana che si trasformano, anche a seguito della pandemia, oggi c’è una significativa discussione sul senso, l’importanza e la necessità di fare attività formative utilizzando le diverse piattaforme e strumenti che permettono di erogare corsi a distanza, in modalità sincrona o asincrona, online o offline e chi più ne ha, più ne metta!
Ci sono correnti di pensiero che sostengono che si possa fare tutto a distanza, che non ci sia più la necessità di incontrarsi, anzi qualcuno teorizza che oggi si lavori meglio con modalità mediate.
C’è anche chi ritiene che, al contrario, non si debba fare nulla senza la presenza fisica degli individui, che il lavoro mediato sia una iattura, qualcosa da evitare.
Noi crediamo che, come già suggerivano i saggi latini, in medio stat virtus, non crediamo infatti che la soluzione sia a un estremo piuttosto che all’altro.
La domanda vera che dobbiamo farci è, aldilà dello strumento che utilizziamo, che cosa cambia tra una relazione in presenza e una relazione mediata? Si tratta di esperienze analoghe? Identiche?
Certamente non possiamo equiparare le esperienze che si fanno in presenza con quelle mediate, non possiamo altresì negare che oggi, come molti studiosi sostengono, lo spazio virtuale sia diventato un luogo. Un luogo che ha ridotto significativamente i confini tra online e offline, un luogo che ha concesso alle persone opportunità, modalità di relazione e possibilità di vivere sensazioni differenti. Complice anche l’uso massiccio che ne viene fatto quotidianamente. Un luogo che, come dice P. Aroldi nel suo Connessioni quotidiane, permette agli “utenti, nelle loro dinamiche quotidiane, di attraversare e connettere i territori materiali e quelli smaterializzati della rete, senza soluzione di continuità, con grande naturalezza” trasformando questo luogo in “un’estensione dello spazio dell’esperienza quotidiano”.

Dati questi punti di partenza noi consideriamo che la formazione e lo sviluppo che si realizzano attraverso relazioni mediate siano sostenibili e significativi, a patto che si consideri l’esperienza vissuta in un luogo mediato diversa da quella vissuta in presenza.

Se in presenza noi viviamo un qui e ora condiviso, sincrono e fisicamente influenzabile, nello spazio mediato viviamo un qui e ora condiviso e sincrono, a cui però si aggiungono: un altrove e ora sincroni dovuti alla differente e contemporanea appartenenza di ciascuno a un tempo e un luogo diverso, mentre si sottrae la mancata influenzabilità fisica.

Le attività, quindi, che sono sempre state svolte in presenza e che oggi svolgiamo in forma mediata, anche solo per necessità, non possono essere considerate identiche, dal momento che non possono surrogare alcune dimensioni della presenza quali ad esempio: l’interazione o la relazione fisica, che come sappiamo sono dimensioni fondamentali per l’apprendimento, per la generazione di empatia…

Siamo, per questi motivi, fermamente convinti che lo spazio mediato permetta un’esperienza integrativa e non sostitutiva dell’esperienza che facciamo in presenza.

Con queste motivazioni e partendo da questi presupposti ci impegniamo per sviluppare un lavoro di progettazione e generazione continua, che possa rafforzare ulteriormente il legame integrativo tra relazioni in presenza e relazioni mediate.